Il tabacco killer miete ogni anno quasi 6 milioni di vittime in tutto il mondo, 700mila solo in Europa, in Italia, tra le 70mila e le 83mila persone, di cui 1/5 tra i 35 ed i 65 anni. Pur presente negli ultimi 50 anni un trend in diminuzione (pur con un aumento, tra il 1993 ed il 2005, del numero delle donne fumatrici e una diminuzione di quello degli uomini),con maggior numero di fumatori riscontrabili nelle isole (19,9%), mentre il valore più basso si ha nel Nord-Est (18,3%). Nonostante il divieto di vendita ai minori, nel 2014 il 38,2% ha acquistato le sigarette al distributore automatico (era il 10,7% nel 2010) e il 63,9% di questi ultimi non si è visto rifiutare la vendita del pacchetto di bionde.
Il fumo rappresenta un grave problema per la salute nell’UE e nel mondo, con circa un miliardo di fumatori, di cui circa l’80% vive in paesi a basso e medio reddito. Il 70% dei consumatori inizia i a fumare prima dei 18 anni di età e il 94% prima dei 25 anni.
I quasi 6 milioni di vittime che miete ogni anno potrebbero diventare 8 entro il 2030.
In Europa, il fumo uccide, ogni anno circa 700mila persone (equivalenti alla popolazione della città di Palermo). Milioni di cittadini dell’Ue soffrono di malattie correlate al fumo, tra cui cancro, malattie cardiovascolari e malattie respiratorie. Circa il 50% dei fumatori muore in media 14 anni prima e chi fuma è affetto per più anni da condizioni precarie di salute nel corso della vita.
Si stima che il fumo passivo, nel mondo, provochi 603mila morti premature (28% bambini, 26% uomini e 47% donne), di cui 19mila europei, e la perdita di 10,9 milioni (61% per i bambini, 16% per gli uomini e 24% per le donne) di anni di vita in buona salute (DALYs). Il maggior numero di morti attribuite al fumo passivo sono causate infarti, infezioni respiratorie minori tra i bambini e asma tra gli adulti.
In Italia, secondo i dati Istat, nel 2014, su 52,3 milioni di abitanti con età superiore ai 14 anni, i fumatori sono circa 10,3 milioni (19.5%) di cui 6.2 milioni di uomini (24.5%) e 4,1 milioni di donne (14.8%). Nel 2003, prima della legge 3/2003, la prevalenza dei fumatori era del 23,8% (31% uomini e 17,4% donne) con un calo complessivo dell’ 18,1% (- 21% gli uomini e – 14,9% le donne); è la prima volta che la percentuale dei fumatori è scesa sotto la soglia del 20%.I valori più alti per gli uomini si hanno tra i giovani adulti di età compresa tra i 25 e i 34 anni, con una percentuale del 26,4%; per le donne la classe con una prevalenza più alta è diventata quella delle giovani tra i 20 e i 24 anni, con una percentuale del 20,5%. La prevalenza tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni, con un valore di 18,7% (22,4% i maschi e 14,7% le femmine) è in calo rispetto al 20,4% del 2013 ma solo tra i maschi (25,9% i maschi e 14,7% le femmine).
Per quanto concerne gli Under 18 risulta molto interessante l’indagine della Global Youth Tobacco Survey (GYTS), in collaborazione con l’Università di Torino, dal 2010 al 2014, effettuata tra gli studenti tra i 14 e i 16 anni; oltre a fornire dati sulla prevalenza del fumo di sigaretta e di altri prodotti del tabacco tale ricerca ha esplorato cinque determinanti dell’abitudine al fumo: accessibilità/disponibilità e prezzo, esposizione a fumo passivo, cessazione, media e pubblicità, curriculum scolastico.I risultati più rilevanti evidenziano che il 23,4% degli studenti intervistati fuma sigarette (erano il 20,7% nel 2010) e il 7,6% lo fa ogni giorno; il 47% è cosciente che il fumo passivo è dannoso e circa 4 fumatori su 10 vorrebbero smettere immediatamente.Inoltre, nonostante l’esistenza del divieto di vendita, risulta che il 38,2% degli studenti fumatori ha acquistato le sigarette al distributore automatico (era il 10,7% nel 2010) e il 63,9% di questi ultimi non ha ricevuto un rifiuto alla vendita dall’esercente per via dell’età.La metà degli intervistati vive insieme a familiari che fumano, il 35% ha visto gli insegnanti fumare all’interno della scuola durante l’orario scolastico e il 56% ha visto altri studenti fumare all’interno della scuola durante l’orario scolastico.
Per quanto concerne la Legge Sirchia, in vigore dal 2003, sono stati rilevati valori molto alti riguardo l’utilità della legge (tra il 76% e il 95,2%) e il rispetto del divieto nei locali pubblici (tra l’81,5% e il 92%); valori leggermente più bassi (tra il 69% e il 92%) per quello che riguarda il rispetto del divieto nei luoghi di lavoro.
Coloro che tentano di smettere sono circa 12,5 milioni (il 23,3%); di questi 7,9 milioni sono uomini (il 30,8%) e 4,5 milioni sono donne (il 16,3%). Dai dati delle indagini annuali DOXA/ISS-OFAD, nel 2013 sono aumentati i tentativi per smettere di fumare (30,2% vs 23% dell’anno precedente). I dati del sistema di sorveglianza PASSI relativi al 2012 mostrano che il 38% dei fumatori ha tentato di smettere, il 94% ha tentato da solo (il 3% con farmaci e NRT, l’1% rivolgendosi ai servizi o ai corsi offerti dalle Asl. L’80% di chi ha tentato di smettere ha fallito.
Nel 2008-2012 si osserva una riduzione statisticamente significativa della percentuale di fumatori che tentano di smettere di fumare: a livello nazionale la riduzione è del 5,2%, al Nord del 2,4%, al Centro del 10,9% e al Sud dell’8,1%.