In Italia aumenta il numero di fumatori durante la pandemia di COVID-19
Chi ne parla?
A evidenziarlo è uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità condotto in collaborazione con l’Istituto Mario Negri e presentato il 31 maggio, in occasione della Giornata Mondiale senza tabacco 2021. Con oltre un milione di fumatori in più registrati a maggio 2021 rispetto a gennaio 2020, la pandemia di COVID-19 ha portato a un cambiamento, in negativo, delle abitudini degli italiani rispetto al fumo.
Non diminuisce, inoltre, il numero di giovani consumatori, con uno su tre che tra i 14 e i 17 anni è già entrato in contatto con il tabacco e il 41,5% con la sigaretta elettronica.
A maggio 2021, la prevalenza di fumatori in Italia è del 26,2%, pari a 11,3 milioni di fumatori, di cui 5,5 milioni sono uomini e 5,8 milioni dono donne.
Dallo studio emerge che dopo una riduzione della percentuale di fumatori osservata ad aprile rispetto a gennaio dello scorso anno, 21,9% vs 23,3%, c’è stato un incremento che ha portato al 24% i fumatori a novembre 2020 e al 26,2% quelli registrati a maggio 2021.Il numero di sigarette fumate al giorno, nell’ultima rilevazione, è tornato a essere in situazione pre lockdown, con una media di 10,8 sigarette fumate. La percentuali di chi usa, invece, le sigarette elettroniche, era dell’8,1% prima del lockdown dell’anno scorso ed è arrivata al 9,1% ad aprile dello stesso anno, per restare la stessa sia a novembre 2020 che a maggio di quest’anno.
Tra i più giovani, in particolare, la sigaretta tradizionale è il prodotto usato come prima esperienza con il fumo, con il 77,6% che la prova, mentre il 20,1% ha provato la sigaretta elettronica come prima volta e il 2,3% i dispositivi che riscaldano il tabacco (HTP). Tra i fumatori delle ‘bionde’, poi, il 26,3% fuma dieci o più sigarette al giorno e tra questi, l’1,5% arriva a oltre 20.
Un ruolo chiave nell’aumento dei fumatori lo hanno avuto i nuovi prodotti del tabacco come HTP ed e-cig; il 3,2% di chi non ha mai usato questi device è diventato fumatore, il 19,3% tra chi li ha usati è passato, poi, alle sigarette tradizionali. Rispetto alle ricadute, invece, il rapporto evidenzia che il 17,2% di chi era un ex fumatore di sigarette tradizionali ad aprile 2020, durante il lockdown, a novembre dello stesso anno è tornato a fumare, con il 7,7% che non aveva mai usato e-cig e il 39,1%, invece, che aveva usato device elettronici. Infine, a novembre dello scorso anno, il 14,6% di chi fumava in modo tradizionale ad aprile, è riuscito a smettere, con il 15,4% che l’ha fatto senza usare e-cig e il 6,7% che ha invece usato questi dispositivi elettronici.
Secondo gli esperti, infatti, un numero crescente di evidenze scientifiche riconosce il ruolo che i prodotti alternativi della nicotina possono avere nel ridurre il danno da fumo, anche se i prodotti a base di nicotina hanno comunque un rischio residuo per gli individui che ne fanno uso. Lo SCHEER, però, nel redigere la sua opinione, ha confrontato solo l’uso delle sigarette elettroniche rispetto a chi non fuma, senza dare, di fatto, un’opinione chiara sul livello di rischio di questi prodotti, invece, rispetto alle sigarette tradizionali, con la possibilità di portare chi usa le sigarette elettroniche all’errata conclusione che questi dispositivi sono dannosi come le tradizionali ‘bionde’ e, di fatto, incentivandoli a tornare a fumare in modo tradizionale, come scrivono gli esperti.