L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) definisce la salute orale come uno stato della bocca privo di dolore a livello facciale, privo di patologie orali e di disturbi in grado di limitare la capacità di un individuo di mordere, masticare, sorridere, parlare e mantenere un adeguato equilibrio psicologico.
È importante sottolineare che la malattia orale affligge le persone di tutte le età ed è associata a un maggior onere dal punto di vista economico. Un comportamento che può essere associato alla salute orale, ma che finora ha ricevuto poca attenzione in letteratura, è l’attività fisica.
Chi ne parla?
In uno studio, pubblicato sul di marzo 2020, gli autori hanno valutato l’associazione tra i livelli di attività fisica e la salute orale in pazienti adulti residenti in Spagna. Sono stati analizzati i dati trasversali dell’indagine sanitaria nazionale spagnola 2017 (n = 17.777 adulti di età ≥15 anni; 52% femmine), attraverso un questionario IPAQ (International Physical Activity Questionnaire), utilizzato per misurare l’attività fisica individuale. La salute orale è stata auto-riportata attraverso otto variabili. Le co-variabili hanno incluso sesso, età, stato civile, istruzione, obesità, fumo e consumo di alcol.
Risultati
La carie dentale (19,8% vs 27,8%), il numero di estrazioni dentali (72,7% vs 75,4%), il sanguinamento gengivale (15,5% vs 19,1%), la mobilità dentale (4,3% vs 5,9%) e la mancanza di denti (54,9% vs 62,5%) sono risultati significativamente meno frequenti nel gruppo dei pazienti che svolgevano attività fisica sufficiente rispetto al gruppo dei pazienti che svolgevano attività fisica insufficiente.
Conclusioni
Dai dati emersi da questo studio, che devono trovare conferma in altri lavori analoghi, si può concludere che l’attività fisica è favorevolmente associata ad alcuni, ma non a tutti, i fattori correlati alla salute orale. Si riscontrano minori carie, patologie parodontali e perdita di elementi dentali nei soggetti che svolgono costantemente un’attività fisica reputata sufficiente.
Implicazioni cliniche
In base ai dati di questo studio in futuro la ricerca dovrebbe essere orientata maggiormente a indagare se le associazioni qui riscontrate vengono osservate anche in altre popolazioni seguendo un disegno longitudinale, per determinare la direzione delle associazioni.