Quante volte siamo entrati a scuola alla seconda ora perché non eravamo in grado di staccare a faccia dal cuscino, e quante ancora ci siamo lamentati perché andare a lezione, per esempio, di semiotica alle 8 del mattino era un’ingiustizia.
Beh, avevamo ragione a lamentarci!
Secondo uno studio della Northeastern Illinois University pubblicato su Scientific reports, ad influire sul rendimento scolastico di almeno la metà degli studenti è il cosiddetto jet lag sociale e anzi basterebbe che le lezioni iniziassero almeno 30 minuti più tardi per migliorare i voti.
Lo studio: Nella ricerca sono stati seguiti quasi 15mila studenti universitari per un periodo di due anni. Si è così visto che solo il 40,4% aveva l’orologio biologico ‘sincronizzato’ con l’orario delle lezioni, mentre il 50% ci sarebbe andato più tardi e il 10% ne avrebbe anticipato l’inizio.
Complessivamente quindi circa il 60% degli studenti era ‘sfasato’ di almeno mezz’ora e i loro voti agli esami sono stati peggiori di quelli che invece avevano l’orologio biologico allineato alle lezioni.
Ad essere ‘vittime’ di questo #jetlagsociale sono soprattutto quelli che nello studio vengono chiamati ‘gufi’, cioè i tiratardi o nottambuli, mentre ne soffrono meno le cosiddette ”allodole”, cioè chi si alza presto. “Invece di obbligare gli studenti ‘gufi’ ad andare a letto prima, in contrasto con i loro ritmi biologici, dovremmo lavorare per un’istruzione individualizzata, in modo da sapere in quale momento del giorno uno studente è più attento e concentrato”, commenta Benjamin Smarr, uno dei ricercatori.
D’altra però l’obiezione sorge spontanea: “andare a letto prima invece di modificare un intero sistema?”.
Staremo a vedere.