Di questi tempi di Covid-19, si fa un gran parlare di mascherine e di quali sarebbero le più sicure per gli operatori del settore.
Quali sono?
Oramai le conosciamo tutti, divise tra mascherine chirurgiche e respiratori FFP2 e FFP3 (N95) (detti anche filtranti facciali che parrebbero essere gli unici a garantire una protezione adeguata contro il Covid-19) con importanti differenze, dato che le mascherine chirurgiche non aderiscono strettamente ai contorni del viso e pertanto possono soltanto impedire che le goccioline di secrezioni respiratorie (droplet) più grosse vengano in contatto con la bocca o il naso di chi le indossa, mentre le FFP2 e FFP3, anche chiamati filtranti facciali, invece sono fatti in modo da aderire strettamente al viso di chi li indossa, filtrando così anche gli aerosol finissimi con le particelle più piccole, come potrebbero essere i virus.
Vantaggi e svantaggi
Un respiratore perfettamente adattato al viso può filtrare gli aerosol contenenti virus generati da persone infette, ma rispetto alle mascherine chirurgiche presenta l’inconveniente di non essere tollerato per lunghi periodi per la difficoltà di respirarvi attraverso.
I respiratori, per esempio, non sono raccomandati per chi ha la testa piccola o per le persone con la barba (per l’impossibilità di un perfetto adattamento ai contorni del viso); in più devono essere perfettamente indossati, e se usati per lunghi periodi possono risultatre fastidiosi, nonchè aggravare tosse o affanno respiratori.Per ovviare all’affaticamento respiratorio, dato dall’utilizzo prolungato dei respiratori, è utile la valvola, che può essere presente su entrambi i respiratori FFP3 e FFP2 e che ha lo scopo di facilitare la fuoriuscita di esalazioni. Ciò però comporta un importante svantaggio, e cioè quello di non filtrare le esalazioni di chi indossa il respiratore, il quale può di conseguenza contagiare il paziente nel caso di infezioni dell’operatore.
Cosa dice la letteratura?
In letteratura gli studi clinici sono inconcludenti sull’efficacia dei respiratori N95 a paragone con quella delle mascherine chirurgiche nel prevenire infezioni respiratorie virali del personale sanitario (HCP) sul posto di lavoro.
In uno studio, pubblicato su JAMA di settembre 2019, è stato confrontato l’effetto dei respiratori N95 rispetto alle mascherine chirurgiche per la prevenzione dell’influenza (virus molto simile al Covid-19) e di altre infezioni respiratorie virali tra gli operatori sanitari.
Complessivamente, 1993 partecipanti in 189 gruppi sono stati assegnati in modo casuale a indossare respiratori N95 e 2058 in 191 gruppi sono stati assegnati in modo casuale a indossare mascherine chirurgiche quando fossero a contatto con pazienti affetti da malattie respiratorie. Dai risultati di questo studio non si sono evidenziate differenze significative nell’incidenza dell’influenza, confermata in laboratorio, tra il personale sanitario ambulatoriale che ha indossato respiratori N95 a confronto con il personale che ha indossato la mascherine chirurgiche.
Un’altra revisione sistematica del 2017 ne conferma i risultati, mostrando una maggiore efficacia delle maschere N95 solo nel caso delle patologie di origine batterica, mentre non ha riscontrato differenze di performance per le malattie virali.
Conclusioni
Dai dati presenti finora in letteratura, che devono essere confermati da ulteriori studi futuri, si può concludere che la performance dei respiratori è paragonabile a quella delle mascherine chirurgiche con un costo però molto più elevato. Il vero problema, quindi, è la risultante efficacia clinica della mascherina che l’odontoiatra indossa, perché se la mascherina o il respiratore non sono adattati bene al viso o creano fastidi continui o difficoltà di respirazione provocano in continuazione la reazione istintiva da parte dell’indossatore di toccarli per sistemarli e questo aumenta il rischio di contagio in modo importante.
Fondamentale quindi per ridurre il contagio è come si posizionano le mascherine, ma anche la modalità con cui si rimuovono.