Antibiotici si, cum iudicio!

L’antibiotico resistenza sta diventando un problema di tale portata da creare preoccupazioni a tutti i livelli; anche in ambito odontoiatrico l’argomento è molto sentito, sia in Italia che all’estero, con un netto peggioramento della problematica scendendo dal Nord al Sud, sia in  Europa che in Italia. I problemi al riguardo sono di 2 tipi: il primo è legato al left over (con una punta del 30% in Italia) ovvero agli antibiotici che avanzano, perché non si è proseguito il trattamento per tutto il periodo prescritto da medico, con, in aggiunta, la pessima abitudine di conservare tali antibiotici nell’armadietto dei medicinali per essere consumati, in seguito, da altri familiari senza prescrizione del medico.  
Il secondo è legato all’eccesso di prescrizioni inutili, che, nonostante nel complesso il DID (che si riferisce al DDD-Defined daily dose-per 1000 abitanti per giorno. in cui per DDD ci si riferisce ad una misura standard internazionale definita nel 2009 che indica la dose media al giorno per le principali indicazioni d’uso di un medicinale) è passato da un valore di 18,24 nel 1996 a 15,91 nel 2013,  e le prescrizioni di antibiotici effettuate dai medici sono scese del 18,2%, da 17,25 a 14,11 DID.
Parallelamente sono però aumentate del 62,2%(dato della British Columbia) le prescrizioni dei dentisti, da 0,98 a 1,59 DID, specie per trattare pazienti anziani. E per quanto il dato sia localizzato ad un’area, la preoccupazione risiede nel fatto che potrebbe trattarsi di una tendenza generale. A questo è poi seguita un’analisi più accurata sui dentisti canadesi che ha portato ad una evidenziazione di una prescrizione eccessiva in caso di ascessi periapicali,(non giustificata secondo una revisione sistematica del 2013 che ha mostrato come il trattamento con antibiotici non comporta benefici aggiuntivi in termini di dolore o infezioni),nel caso della pulpite irreversibile,e in implantologia, specie per far fronte alle complicanze. L’uso di antibiotici resta particolarmente elevato in pazienti ritenuti a maggior rischio di infezioni. Esistono linee guida che consigliano una riduzione del ricorso alla profilassi antibiotica perioperatoria in diverse procedure odontoiatriche effettuate su pazienti con malattie delle valvole cardiache o sottoposti a chirurgia di sostituzione protesica, ma l’adozione di queste raccomandazioni da parte dei dentisti canadesi è molto lenta.
Motivo per cui, prima di prendere un antibiotico che, nel caso di problematiche odontoiatriche non è mai terapeutico ma tende solo a spostare nel tempo la manifestazione patologica, pensiamoci bene, cum iudicio!

 

 

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